Mantegna - Un artista per tre città HOMEPAGEEnglish Site
       

Andrea Mantegna

Note Biografiche

Andrea Mantegna nasce ad Isola di Cartura, piccolo borgo in provincia di Padova, nel 1431 come si evince dal testo dell’iscrizione (“Andreas Mantinea Pat. An.septem et decem natus sua manu pinxit M.CCCC.XLVIII”) della perduta pala di altare della chiesa di Santa Sofia a Padova.
A partire dal 1441 il giovanissimo Andrea risulta registrato a Padova come figlio adottivo del pittore Francesco Squarcione e iscritto alla fraglia dei pittori della città del Santo.

Dopo circa sette anni vissuti presso la casa–bottega dello Squarcione, nel 1448 il Mantegna scioglie il sodalizio con il maestro e firma il contratto – insieme ai colleghi Nicolò Pizolo, Antonio Vivarini e Giovanni d’Alemagna – per l’esecuzione del ciclo di affreschi della Cappella della famiglia Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova.
Nel corso della realizzazione della grandiosa opera ci furono diversi avvicendamenti che portarono il solo Mantegna a concludere il lavoro intorno al 1457.

Durante gli anni di lavorazione agli affreschi Ovetari, Andrea si impegna nella realizzazione di altri importanti opere quali la lunetta del portale maggiore della Basilica del Santo che rappresenta Sant’Antonio e san Bernardino da Siena che presentano il monogramma di Cristo terminata nel 1552 (Padova, Museo Antoniano), il polittico di San Luca per l’omonima cappella della Basilica di Santa Giustina (Milano, Pinacoteca di Brera), terminata e pagata nel 1454 e la grande tela con Sant’Eufemia datata sempre 1454 (Napoli, Gallerie Nazionali del Museo di Capodimonte).
Intorno al 1453 – 1454 il Mantegna si imparenta con la famiglia dei Bellini sposando Nicolosia la figlia di Jacopo.

Nel 1457, conclusi i lavori alla Cappella Ovetari, il Mantegna stava già intessendo trattative con Gregorio Correr, abate della Basilica di San Zeno a Verona, per la pittura della pala destinata a decorare l’altare maggiore della chiesa, dove tutt’ora si trova, ad eccezione delle tre tavole della predella che si trovano al Louvre di Parigi e al Musée des Beaux–Arts di Tours.

Intorno a questo periodo risalgono le prime documentazioni riguardo i pressanti solleciti da parte del marchese Ludovico Gonzaga per spingere il Mantegna a diventare pittore di corte.
Solo nel 1460 però il Mantegna decide di trasferirsi definitivamente a Mantova, dove rimane per tutta la vita, allontanandosi unicamente in due occasioni: una prima volta nel 1466 per un soggiorno a Pisa e a Firenze e fra il 1489 e il 1490 per andare a Roma, dove era stato chiamato a decorare la distrutta cappella di Innocenzo VIII al Belvedere.

A Mantova il Mantegna è impegnato nella decorazione della cappella privata di Ludovico Gonzaga a cui si fanno tradizionalmente appartenere il cosiddetto "Trittico" della Galleria degli Uffizi di Firenze e la Morte della Vergine oggi divisa tra il Prado di Madrid e la Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
Tra il 1465 e il 1474 si colloca la decorazione della cosiddetta "Camera degli sposi" dedicata a Ludovico e Barbara Gonzaga.
Il successivo imponente lavoro del Mantegna, che si colloca durante il governo di Francesco II Gonzaga, è rappresentato dal ciclo di pitture su tela della rappresentazione dei Trionfi di Cesare in Gallia, oggi conservati nel palazzo di Hampton Court a Londra.

Nel 1496 il Mantegna espone la Pala celebrativa della vittoria di Francesco II Gonzaga nella battaglia di Fornivo, oggi al Louvre di Parigi.
L’anno successivo è datata la pala cosiddetta Madonna Trivulzio destinata all’altare maggiore della chiesa di Santa Maria in Organo di Verona, oggi conservata nel Civico Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano.
In questo stesso periodo è data testimonianza della collaborazione tra il Mantegna e Isabella d’Este, per la decorazione dello "studiolo" della marchesa nel castello di Mantova, a cui si fanno appartenere il cosiddetto Parnaso e la tela con Minerva che scaccia i vizi dal giardino delle virtù, oggi al Louvre di Parigi.

Francesco Correr da Venezia nel 1505 richiede ai Gonzaga la collaborazione del Mantegna per l’arredo del proprio camerino, il maestro, ormai vecchio portò a termine solo la prima tela commissionatagli L’introduzione del culto di Cibale a Roma (Londra, National Gallery).
La terza tela quasi terminata Favola del dio Como (Parigi, Louvre), alla morte di Mantegna nel 1506 fu ultimata da Lorenzo Costa.